Le rocche delle Terre di Castelli in provincia di Modena

Se non ci fossero i castelli, che Terre di Castelli sarebbero?!

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Una panoramica dei castelli, delle rocche e dei torrioni che danno il nome alle Terre di Castelli: baluardi di un passato turbolento, fatto di contese e lotte tra famiglie per il potere, ma anche di arte e bellezza. Con una vista niente male sulle colline modenesi.

Se pensiamo a luoghi suggestivi, punteggiati di castelli immersi nel verde, il nostro pensiero corre subito a località lontane. La Scozia, la Baviera, la Loira. Eppure, anche in Italia abbiamo i nostri esemplari di tutto rispetto. Per esempio, la zona delle colline modenesi che copre il territorio di otto comuni e si inoltra nel cuore dell’Appennino: Castelnuovo Rangone, Spilamberto, Vignola, Savignano sul Panaro, Castelvetro di Modena Guiglia, Marano, Zocca. In tre parole, questi territori sono conosciuti, non a caso, come le Terre di Castelli.

E quindi, se non ci fossero torri, merli e mura, che Terre di Castelli sarebbero?!

Quando il passato lascia il segno

Spesso i luoghi ricchi di rocche e castelli hanno alle spalle storie turbolente, fatte di contese tra famiglie o Stati, confini da difendere, assalti da respingere. Le Terre di Castelli modenesi non fanno eccezione. Le rocche qui costruite, e oggi ancora ben conservate, nascono proprio come fortificazioni a uso militare, erette in posizioni strategiche per il controllo del territorio nel periodo medievale e della lotta per il potere tra signorie locali. La scelta delle posizioni, oggi che questi edifici non hanno più l’antica funzione, ci lascia in eredità monumenti storici suggestivi che sono diventati punti panoramici mozzafiato.

Il territorio entra poi a far parte dei domini Estensi, che hanno la loro capitale dapprima a Ferrara e, dalla fine del ‘500, a Modena. Gli Estensi, come molti altri regnanti, affidano il controllo diretto dei feudi lontani dalla capitale a famiglie nobili minori di fiducia. Queste si insediano nelle rocche medievali già esistenti sul territorio a sud di Modena, tra le colline e il fiume Panaro – spesso non senza colpo ferire! – , ne cambiano le forme e le rendono eleganti, seppur possenti, residenze.

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Rangoni, Montecuccoli, Savignani, Contrari, Boncompagni, Malatigni sono tutti nomi delle famiglie che per secoli si sono avvicendate nel controllo dei feudi estensi dell’area oggi compresa nelle Terre di Castelli. Sono le stirpi nobili che hanno abitato le rocche e i castelli che tuttora vediamo nel cuore dei centri storici, o in posizione dominante rispetto ai centri abitati. A volte le hanno trasformate da cima a fondo (come è accaduto al Castello di Guiglia), altre volte le hanno arricchite con eleganti affreschi, facendole diventare dimore signorili preziose e meravigliosi monumenti (è il felice destino della Rocca di Vignola). In ogni caso, hanno lasciato il segno della loro presenza, non solo sugli edifici, ma anche nella cultura e nella toponomastica.

Il grande numero di edifici fortificati, castelli e rocche che tuttora vediamo non deve stupire. Il territorio delle Terre di Castelli era la zona di confine con Bologna, che faceva parte dello Stato della Chiesa, dunque un’area delicata, dove non mancavano le tensioni.

Fra tutti, è il territorio di Zocca il più ricco di torri, fortilizi, rocchette e castellini, dato che per secoli è stata contesa proprio fra Modena e Bologna. Nei secoli, piccole e grandi fortificazioni sono spuntate sui crinali come i funghi nei boschi che li ricoprono alcune divenute ruderi, altre sono state inglobate in borghi suggestivi affacciati sui monti e sui castagneti.

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Torri, torrioni e rocche ancora intatte

Nel territorio modenese ci sono castelli molto ben conservati e completamente visitabili. Fra tutti, la Rocca di Vignola è forse l’edificio storico più noto delle Terre di Castelli, all’esterno costruzione arcigna e militare, all’interno palazzo signorile dagli affreschi colorati che ci calano ancora di più nell’immaginario medievale e rinascimentale. Il Torrione di Spilamberto, invece, segna l’ingresso al paese con le sue fattezze – per certi versi – ancora minacciose. Dovevano sembrare così anche al povero Messer Filippo, un nobiluomo imprigionato al suo interno nel ‘500 che lasciò alcune scritte incise sulle pareti della sua cella: messaggi da un altro tempo che ancora oggi spaventano ed emozionano. Sempre a Spilamberto, però, la grande protagonista è la Rocca Rangoni, un affascinante edificio con più di 650 anni di storia nato per controllare il corso del fiume Panaro, che per secoli segna il confine con i territori bolognese, e diventato la prestigiosa dimora dei marchesi Rangoni, una delle più influenti famiglie nobiliari nella storia del territorio.

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Il Castello di Levizzano svetta tutt’oggi nella sua interezza sul borgo di Levizzano Rangone e sui vigneti del Lambrusco Grasparossa, completo del suo mastio, la robusta Torre Matildica. Salendo verso l’Appennino, invece, il Castello di Guiglia si presenta oggi come un’elegante residenza barocca, del tutto diversa da come doveva essere nelle sue forme originarie di roccaforte difensiva. Proprio durante uno dei diversi assedi subiti dal castello, secondo i racconti tramandati nei secoli sarebbe stato inventato il borlengo, cibo che richiedeva pochissimi ingredienti e poteva comunque sfamare gli assediati.

Molti sono i castelli fortificati di cui rimangono solo alcune parti. Il borgo di Campiglio e il borgo antico di Savignano sul Panaro, che dominano il paesaggio collinare circostante. I borghi di Montetortore e Montecorone, fra le montagne di Zocca. Il Castellaro e il Castellino delle Formiche, due delle residenze dei nobili Malatigni nei pressi di quello che oggi è il Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina, località che deve il nome proprio a questa famiglia.

E infine le torri, che un tempo ricoprivano il ruolo di torrioni di guardia delle fortificazioni. La Torre mozzata di Rosola, dove nell’800 fu scoperto un vero e proprio tesoro di monete e oggetti preziosi risalenti al periodo tra il IX e l’XI secolo. La Torre Civica di Castelnuovo, sotto la quale oggi corre la statua raffigurante un simpatico maialino di bronzo. Le numerose torri del borgo vecchio di Castelvetro, fra cui la Torre dell’Orologio che si affaccia sulla bella scacchiera della piazza e sui vigneti del Lambrusco Grasparossa.

Oltre i merli, un panorama mica male

Che siano rocche ben conservate o torrisuperstitidi fortificazioni crollate, i castelli del territorio delle Terre di Castelli punteggiano tutto il territorio e ne raccontano la storia. E hanno qualcosa in comune. A meno che non abbiano subito stravolgimenti architettonici in tempi più recenti, sono edifici dalle forme molto simili che li rendono riconoscibili a vista d’occhio.

castelli modena castello di levizzano rangone

Sono costruiti in mattoni o in pietra, hanno un impianto possente, squadrato, completo di torri d’angolo di base quadrata che svettano in alto verso il cielo. Proprio come le forme imponenti dei castelli scozzesi, quelle sfarzose della Loira o quelle da fiaba della Baviera, anche le forme dei castelli modenesi creano un vero e proprio immaginario. Ma soprattutto, una volta arrivati a destinazione, regalano una vista mozzafiato che, a seconda dei luoghi, può spaziare fino alla via Emilia e oltre sulla pianura Padana, o inerpicarsi fino ai crinali dell’Appennino.

Se i signori di un tempo ne approfittavano per controllare che nel loro territorio tutto fosse in ordine, noi possiamo fare di meglio: abbandonarci a quel piacere speciale che solo la bellezza di certi paesaggi può regalare.

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